Lo so, tra tante notizie la morte di Michele Ferrero non è tra quelle più eclatanti. Era malato da tempo e aveva 89 anni, un’età decisamente passabile per abbandonare il rumore di questo pianeta. però Michele Ferrero io l’ho amato infinitamente ed è per questo che lo voglio ricordare. Lui, il Michele, è l’inventore della Nutella, un prodotto italiano, la crema più conosciuta nel mondo. Pensate che i francesi spocchiosi pensano di averla inventata loro. Io, come il protagonista Michele Apicella interpretato da Nanni Moretti in “Bianca”, sono cresciuto a pane e Nutella. Meglio, da un certo punto in poi. Esistevano ai miei tempi le creme sfuse dolcissime e coloratissime: una rosa e l’altra color cioccolato. Il negozietto di alimentari vicino casa, gestito dalla mitica Marantona le aveva entrambi e quando mamma decideva di acquistarle lei prendeva una paletta di legno e depositava le creme in un foglio ci carta oleata. Sbirciavo, sullo scaffale, quel barattolo strano, dove c’era scritto “Nutella” che mia madre non comprava. Forse perché era troppo caro o perché più semplicemente si pensava che le cose “confezionate” non fossero genuine come quelle sfuse. Eravamo negli anni sessanta e mia madre era abbastanza diffidente. Fu Luigi Salaris, da ma ribattezzato Gigi Salame, che a scuola mi fece conoscere l’oscuro oggetto del desiderio: una confezione monodose di “Nutella” con tanto di cucchiaio bianco per poterla spalmare sul pane. Voi lo sapete come funziona: quando si comincia difficilmente si riesce a smettere. La Nutella divenne la mia ossessione ma mia madre era irremovibile e continuava ad acquistare la crema sfusa. Fu Caterina, mia compagna di banco a suggerirmi la soluzione: “Devi dire a tua madre che la maestra vuole la Nutella per una lezione di scienze”. Non credevo potesse funzionare. Però ci provai ugualmente e mia madre, incredibilmente acquistò il primo barattolo di Nutella. Che portai a scuola e divisi con tutti i miei compagni di classe. Nutella senza pane: dito e Nutella. La mia droga perfetta. Mia madre acquistò anche il secondo barattolo e sorridendo con Marantona disse: “Dammi anche quelle confezioni a tre, che a mio figlio piacciono tanto; sai a scuola stanno studiando da mesi la bontà della Nutella”. Ero felicissimo che mia madre avesse cambiato idea in nome della scienza. Scoprii qualche anno dopo che mia madre – dico, mia madre – amava da sempre la Nutella e l’acquistava di nascosto. Non ebbe mai la forza di confessarmelo. Il barattolo di Nutella però, a casa, dopo la lezione di scienze, divenne fratello e compagno quotidiano. Ancora oggi in tutti i supermercati non riesco mai a passare veloce quando m’imbatto davanti ad un barattolo di Nutella. Grazie signor Michele Ferrero. Grazie per averci regalato un attimo di dolcezza. Non ho mai capito la storia del cacao e delle nocciole, l’intuizione del signor Ferrero. So solo che la Nutella fa parte, da sempre, della mia vita e penso della vita di tante generazioni. Insomma, un viaggio dolce signor Nutella. E buona Nutella a tutti. Per sempre.
Nato a Oristano. padre gallurese, madre loguderse, ha vissuto ad Alghero, sposato a Castelsardo e vive a Cagliari. Praticamente un sardo DOC. Scrive romanzi, canta, legge, pittura, pasticcia e ascolta. Per colpa del suo mestiere scommette sugli ultimi (detenuti, soprattutto) e qualche volta ci azzecca. Continua a costruire grandi progetti che non si concretizzano perché quando arriva davanti al mare si ferma. Per osservarlo ed amarlo.
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