Prendete il supermercato vicino a casa vostra e provate ad immaginare questa scena: un uomo, con due bambini piccoli, fa la fila davanti alla cassa per acquistare dei pannolini. Prova a pagare con la carta ma è rifiutata, prova con l’altra carta ma anche questa non passa. L’uomo lascia i pannolini, esce e dopo aver sistemato i bambini nell’auto ritorna sul supermercato. Entra con fare furtivo, prende i pannolini e fugge. Poniamo che il direttore del supermercato decida di segnalare il furto di pannolini e, oltre a chiamare la polizia, si lasci andare a scrivere un post su facebook, con tanto di foto del presunto ladro, aggiungendo queste parole “Quando la tua carta viene rifiutata e ne provi un’altra con lo stesso risultato, non è una licenza per uscire con gli articoli. Qualcuno lo riconosce?” Esporre al pubblico ludibrio il ladro di pannolini. Ponete però che il social, solitamente animato da manettari e boia che vorrebbero uccidere la qualunque, escano fuori con un’inusuale solidarietà e sotto l’annuncio del direttore del supermercato trovate una frase del tipo: “nessuno vuole essere povero. Nessuno dovrebbe avere il bisogno di rubare per necessità in uno dei paesi più ricchi del mondo” e i like si spostano tutti verso questa frase e se ne aggiungono delle altre: “pago io quei pannolini”, “conosco quell’uomo, sta cercando di prendersi cura dei figli, abbiate compassione”.Risultato finale: il gestore del supermercato ritira la denuncia e la polizia attiva alcune organizzazioni assistenziali per aiutarlo. I pannolini, per la cronaca, non sono stati pagati e il responsabile del supermercato ha capito che, a volte, la dignità ha un peso diverso e non sempre facebook è così crudele. A proposito: il fatto è accaduto a Winter Haven, in Florida. Se l’avessi scritto all’inizio nessuno avrebbe letto il pezzo. Siamo fatti così. Pronti a condannare o assolvere anche in base alle localizzazioni geografiche. Tutto il mondo è paese e i pannolini fanno parte del mondo. Ovviamente sarebbe giusto pagarli. Ma questo è un altro discorso.
Nato a Oristano. padre gallurese, madre loguderse, ha vissuto ad Alghero, sposato a Castelsardo e vive a Cagliari. Praticamente un sardo DOC. Scrive romanzi, canta, legge, pittura, pasticcia e ascolta. Per colpa del suo mestiere scommette sugli ultimi (detenuti, soprattutto) e qualche volta ci azzecca. Continua a costruire grandi progetti che non si concretizzano perché quando arriva davanti al mare si ferma. Per osservarlo ed amarlo.
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