Perché alla Sardegna serve la Rete Ciclabile

pubblicato il 1/7/2015

Investire su una rete ciclabile in questo periodo richiede coraggio. Ma come, mentre tutti sgomitano per andare più veloci qualche stravagante amministratore propone di metterci tutti a pedalare?
Bisogna spiegare che la rete ciclabile non serve all’impiegato del catasto per andare in bicicletta in ufficio, quantomeno non è lui il primo beneficiario del progetto. La rete ciclabile serve a creare un’economia capitalizzando le nostre prime risorse: l’ambiente della Sardegna, i paesaggi della Sardegna, l’ospitalità della Sardegna e suo patrimonio archeologico e culturale.
Però ci vuole coraggio. Il coraggio è un discrimine importante tra populismi e politica vera, quella orientata al benessere delle future generazioni. Se un politico ha coraggio e coscienza, riesce a vedere oltre sé stesso e non orienta ogni sua azione al rafforzamento immediato del proprio potere personale.
Va dato atto alla giunta regionale di averne avuto parecchio di coraggio: l’assessore Paolo Maninchedda era ben consapevole delle pernacchie che avrebbe ricevuto, ma non ha mollato la presa.
Lo ha pure scritto: “Ogni volta che parlo di biciclette vedo comparire un sorrisetto sul volto dell’interlocutore”.
Sapete, l’entità “bicicletta” suscita razzismi e pulsioni rabbiose pari a quelle scatenate dagli immigrati.
Provate a fare un giro in bicicletta nella vostra città o nella strada più vicina a casa vostra: un automobilista su due pesterà sul clacson al momento di superarvi, vi insulterà, vi minaccerà e metterà in discussione la moralità di vostra mamma.
Perché la bicicletta, relativamente ai nostri ritmi, va piano. E andare piano è da sfigati, tanto più se costa sudore.
Chi la cavalca appare come uno sfaccendato che, non avendo altro da fare, perde le sue giornate a pedalare: fatica, certo, ma non produce nulla se non i suoi vani spostamenti e nel suo spostarsi si rivela un intralcio per tutti gli altri.

Il ciclista è un Ultimo. Come un immigrato coi fazzoletti di carta al semaforo.
Su Facebook trovare gruppi uniti dall’odio contro i ciclisti, così come ne esistono a migliaia contro gli immigrati.
Il politico che cerca il consenso immediato cavalca il fastidio per quell’ultimo al semaforo, il politico che ha coraggio vede in lui una risorsa per le prossime generazioni. Lo stesso dicasi per il ciclista.

Come dicevo in avvio di questo post, la rete ciclabile non serve per convincerci a spostarci tutti in bicicletta: serve a creare le condizioni per una nuova economia.
Ho passato buona parte della mia modesta carriera da giornalista a raccontare inutili convegni sull’allungamento della stagione turistica, occasioni nelle quali si dicevano tante cose assieme senza precisarne con concretezza manco una.
Due anni fa ho investito un po’ di soldi e ho frequentato a Milano un corso da guida di mountain bike, conseguendo il diploma. Sono sempre stato appassionato di bicicletta, ma l’idea mi era venuta durante una settimana bianca, scoprendo la grande quantità di società che si occupano di escursionismo sui pedali.
L’anno scorso, ad aprile e settembre, per due volte ho attraversato la Sardegna in mountain bike, dalla Gallura al Campidano. I partecipanti sono via via diventati più numerosi, cosicché a maggio l’associazione di cui faccio parte ha accompagnato una ventina di pedalatori occasionali dalla Costa Smeralda all’Asinara. Dico “pedalatori occasionali” perché si trattava di gente senza grande allenamento, uno di loro aveva acquistato la bicicletta la sera prima della partenza da Roma.
Eppure, per quattro giorni ci hanno seguito per boschi e sentieri. per mulattiere e per quel poco di piste ciclabili raggiunte nel nostro cammino. Ogni sera abbiamo occupato bed and breakfast, hotel e ristoranti gestiti da sardi, offrendo il nostro piccolo contributo all’economia del posto. Ci hanno servito zuppa gallurese, fregula, pecorino e salumi fatti in casa. Si è creato, insomma, un indotto.
Chi segue Sardegnablogger lo sa, perché ciascuna di queste avventure le ho raccontate con i Diari di sella quotidiani. Non ho raccontato tanto per raccontare, ho raccontato perché credevo che quell’esempio potesse servire.
“Grazie!”: alla fine dell’ultima tappa, all’Asinara, gli escursionisti non erano capaci di dire altro, se non di ringraziarci per quel che avevamo permesso loro di vedere. Erano architetti, avvocati, albergatori, giornalisti Rai: gente che ha girato il mondo.
Torneranno tutti e porteranno altra gente, perché hanno capito che un tour in bicicletta è uno dei modi migliori per conoscere la Sardegna.

La Rete ciclabile serve a sviluppare questa inesplorata risorsa, rendendola sistema.
Ho letto, oggi, un post dell’ottimo Roberto Bolognesi sulla questione. Bolognesi, in sostanza, dice che la rete ciclabile è un’idea giusta, ma la scarsa conoscenza della Sardegna nel mondo renderà inutile l’investimento, perché nessuno ne saprà nulla.
È un’obiezione fondata, ma le dinamiche del cicloturismo sono diverse da quelle del turismo ordinario.
Lo spirito di avventura è una delle componenti principali per chi sceglie la vacanza sui pedali e la Sardegna, con i suoi tanti aspetti misteriosi, diventerà un’attrazione irresistibile: che ci si conosca poco è più un punto di forza che di debolezza.

Ma ci conosceranno, vedrete. Il cicloturismo si diffonde attraverso canali tematici specifici e le cose belle ed incontaminate prevalgono, alla fine si impongono.
Un’ultima cosa ve la voglio dire, su questi ciclisti Ultimi e sfigati.

Il 3 maggio abbiamo organizzato una pedalata collettiva sui sentieri di Aglientu, uno dei Comuni costieri meglio attrezzati per il cicloturismo. La cosa ha avuto una certa enfasi su La Nuova Sardegna, già dai giorni precedenti la manifestazione, tanto che il mercoledì ho ricevuto la telefonata di un signore di Pomezia che voleva provare il percorso con me.
Questo signore ha 61 anni, fa l’oculista e si è presentato con una Cannondale da ottomila euro, una fuoriserie delle biciclette. Ha assicurato che d’ora in poi la Sardegna la girerà sulla mountain bike.
Solo per spiegarvi che non siamo Ultimi e neppure sfigati, per ribadirvi che la rete ciclabile avrà utenti con tanti bei soldi da spendere. Basta crederci.

Categorie Economie

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